Il Concilio di Efeso e il Biellese

Ci sono eventi nella storia dell’umanità che hanno portato l’umanità ad intraprendere percorsi le cui conseguenze a livello materiale ed eterico ci hanno condotto nel corso dei secoli a situazioni di disequilibrio e disgregazione. L’avvento dei monoteismi e il depotenziamento del femminile, iniziato con la cultura sumera ed egizia, in cui la donna diviene la compagna del Dio e la garante del suo potere, talvolta compiendo un viaggio per salvarlo, costituiscono due esempi. Pensate a Iside che con il suo vascello si avventura alla ricerca delle parti disperse di Osiride o al viaggio della dea Ishtar che scende agli inferi per riportare Tammuz, dio del raccolto, alla vita. Tale visione del femminino sacro non si collega più al culto di una grande madre cosmica, come rappresentano le statuette in creta o avorio di donne nude in cui si evidenziano gli attributi del corpo femminile obeso, realizzate a partire da 30000 anni fa.

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Al contrario tale visione viene occultata attraverso la rappresentazione di un femminino inglobato nelle figure della vergine Maria e della Madonna Nera. Nel momento in cui viene emesso l’editto di Tessalonica nel 380 d.C. il Cristianesimo viene dichiarato religione di stato e tutti i culti pre-cristiani vengono proibiti. Nel 423 d.C. Teodosio II dichiara che tali culti sono associati al demonio ed ordina per tutti coloro che persistono nel praticarli punizioni quali la tortura o il carcere. L’evento che funge da spartiacque è rappresentato dal Concilio di Efeso nel 431 d.C. in cui viene risolto il dibattito tra due scuole che si oppongono a proposito di Maria, come madre di Dio o di un uomo, arrivando alla conclusione che Maria è la madre di Dio. L’intento nascosto è rappresentato dal luogo in cui si tiene il concilio, ad Efeso, in un grande chiesa dedicata a Maria dove un tempo si praticavano culti legati alla Madre Terra e si adorava la Signora di Efeso fin dal 6 secolo a.C, grande madre, dea della fertilità e con il corpo ricoperto da protuberanze tondeggianti, identificate con uova o seni.

Attraverso questo passaggio, a poco a poco l’energia straripante del femminile incomincia ad essere inglobata e gli antichi culti vengono occultati dalla grande egregora della religione giudaico-cristiana. Nel Biellese il santuario Mariano, sorto nel 1300 ad opera del vescovo di Vercelli Sant’Eusebio, sorge in prossimità di un antico sito dove si svolgevano riti propiziatori per la fertilità e si veneravano le matres locali celtiche, divinità femminili, spesso sedute e recanti nel grembo simboli di abbondanza, posizionate nelle nicchie dei massi erratici, considerati dispensatori di guarigioni o portali per le dimensioni. Inoltre l’origine di Oropa potrebbe anche derivare dall’unione tra Or (monte) e Epo (Epona), che confermerebbe la presenza della divinità celtica Epona, la dea celtica dei cavalli, adorata in tutto l’insediamento celtico e rappresentata con una cornucopia e protettrice e dispensatrice di fertilità. A tale riferimento, è degno di nota il fatto che vicino al sito è presente un Rio delle Cavalle, che potrebbe essere un rimando all’antico genius loci che proteggeva la valle d’Oropa.

 

Così come la statua nera portata dal Vescovo fu costruita ad imitazione delle dee pre-cristiane (Iside la nera con il figlio Horus, Cibele, Artemide, Demetra che in Grecia era detta “La Madre Nera”) assise in trono e con il bambino in braccio, il quale appare privo di caratteristiche infantili (uomo in miniatura).  Anche il frutto che la vergine tiene nella mano destra, un melograno, è un frutto caro alle dee madri, e rappresenta la fecondità e l’abbondanza.

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Tutto dipende dagli occhi con il quale osservate il Reale…

Irene Belloni

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