Nuovo romanzo

Araba Fenice3

Ecco a voi un breve estratto da un nuovo romanzo che sto scrivendo…
“Le stagioni sono specchi nei quali scorgere l’incessante trasformazione alla quale siamo assoggettati. La ciclicità della vita aleggia in un uovo cosmico, avvolto da un serpente che si morde la coda, nel quale ognuno di noi vive, respira e si sviluppa. L’uomo si trova al centro di un universo che riflette nei suoi stati d’animo e nelle emozioni i sottili movimenti di pianeti, stelle, tempeste solari e gravitazioni lunari. Il nostro corpo è l’antenna dell’infinito, nel momento in cui ci si allontana dalla prigione della mente. Il nostro corpo può divenire una sfera di luce proprio quando siamo noi a rompere l’uovo che ci distanzia gli uni dagli altri, rinascendo come l’araba fenice dalle nostre ceneri.”

 

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Filosofia del camminare

“La prima energia che si percepisce camminando è la propria, quella del proprio corpo in movimento. Non si tratta di un’esplosione di forza, è piuttosto un irraggiamento continuo e sensibile. Gli indiani d’America, di cui Thoreau ammirava la saggezza, consideravano la terra stessa quale fonte sacra di energia. Sdraiarsi su di essa permetteva il riposo, e sedersi direttamente al suolo dava più saggezza durante le assemblee, camminare sentendo il suo contatto rendeva più forti, più resistenti. La terra, inesauribile fonte di forza: perchè essa è la madre originaria, la nutrice, ma anche perchè racchiude nel suo seno tutti gli antenati morti. Essa è l’elemento della trasmissione. Così, anzichè tendere le mani al cielo per implorare la grazia delle divinità celesti, l’indiano d’America preferisce camminare scalzo sulla terra.

Camminare, a forza di posare i piedi a terra, di sentire la sua gravità, di tornare a posarsi su di essa a ogni passo, è davvero una sorta di inspirazione di energia continua. Ma essa non trasmette soltanto la sua forza come una sorta d’irraggiamento che salga lungo le gambe. Lo fa anche grazie alla coincidenza delle circolazioni. Camminare è un movimento: il cuore batte più forte, il suo moto si amplifica, il sangue circola più veloce, con più forza rispetto a quando ci si trova in condizione di riposo. E i flussi della terra fanno eco. Trasportano e corrispondono.

Un’ultima fonte di energia, dopo il cuore e la terra, viene dai paesaggi. Essi chiamano, convocano il camminatore: egli è a casa sua, e le colline, i colori, gli alberi lo sostengono. Il fascino di un viottolo a tornanti in mezzo alle colline, la bellezza dei vigneti in autunno, come sciarpe di porpora e d’oro, lo splendore argenteo delle foglie d’olivo su un cielo estivo smagliante, l’immensità dei ghiacciai nettamente stagliati.

Tutto ciò sostiene, trasporta, nutre.”

Frédéric Gros Andare a piedi – Filosofia del camminare