Filosofia del camminare

“La prima energia che si percepisce camminando è la propria, quella del proprio corpo in movimento. Non si tratta di un’esplosione di forza, è piuttosto un irraggiamento continuo e sensibile. Gli indiani d’America, di cui Thoreau ammirava la saggezza, consideravano la terra stessa quale fonte sacra di energia. Sdraiarsi su di essa permetteva il riposo, e sedersi direttamente al suolo dava più saggezza durante le assemblee, camminare sentendo il suo contatto rendeva più forti, più resistenti. La terra, inesauribile fonte di forza: perchè essa è la madre originaria, la nutrice, ma anche perchè racchiude nel suo seno tutti gli antenati morti. Essa è l’elemento della trasmissione. Così, anzichè tendere le mani al cielo per implorare la grazia delle divinità celesti, l’indiano d’America preferisce camminare scalzo sulla terra.

Camminare, a forza di posare i piedi a terra, di sentire la sua gravità, di tornare a posarsi su di essa a ogni passo, è davvero una sorta di inspirazione di energia continua. Ma essa non trasmette soltanto la sua forza come una sorta d’irraggiamento che salga lungo le gambe. Lo fa anche grazie alla coincidenza delle circolazioni. Camminare è un movimento: il cuore batte più forte, il suo moto si amplifica, il sangue circola più veloce, con più forza rispetto a quando ci si trova in condizione di riposo. E i flussi della terra fanno eco. Trasportano e corrispondono.

Un’ultima fonte di energia, dopo il cuore e la terra, viene dai paesaggi. Essi chiamano, convocano il camminatore: egli è a casa sua, e le colline, i colori, gli alberi lo sostengono. Il fascino di un viottolo a tornanti in mezzo alle colline, la bellezza dei vigneti in autunno, come sciarpe di porpora e d’oro, lo splendore argenteo delle foglie d’olivo su un cielo estivo smagliante, l’immensità dei ghiacciai nettamente stagliati.

Tutto ciò sostiene, trasporta, nutre.”

Frédéric Gros Andare a piedi – Filosofia del camminare