The Doors of Perception

“Esiste una porta che solo tu puoi aprire. Puoi trovarla in sogno o negli occhi di uno sconosciuto, è la porta che ti conduce al centro del tuo Universo”.

Irene

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Seguite il Cuore

“Tutti voi, in quanto corpo, mente e anima siete un sogno, reale è solo il vostro esistere, la conoscenza, la beatitudine. In voi si realizza e si esprime la vita dell’universo intero e voi ne siete il Dio. Per raggiungere questa individualità universale dovete liberarvi di tutto ciò che di misero imprigiona il vostro io. Bhakti non è portatrice di pianto, nè di influssi negativi. Attraverso di lei tutte le cose ci sono rivelate. E’ il cuore che indica il fine. Seguite il cuore. Un cuore puro orienta la sua ricerca oltre l’intelletto. Lo muove l’ispirazione. Qualunque cosa voi facciate, vi verrà resa. Se perseguiamo il bene, troveremo la felicità; se ascolteremo il demonio, l’infelicità; la vera felicità è in voi, dentro di voi scorre l’oceano possente del nettare divino. Cercatelo, percepitelo, ascoltatelo, è qui, siete voi stessi. Non è il vostro corpo, la mente, l’intelletto, il cervello, non è il desiderio che origina il desiderio, non è l’oggetto del vostro desiderio. Voi esistete al di là di tutte queste cose, che sono semplici manifestazioni esteriori. Voi siete il fiore che sorride e le stelle che risplendono.”

Sai Baba

Tra le fenditure della notte

 

Impercettibile cretto tra le fenditure della notte,

quiete assordante fra le fronde silenti.

Il fumo bluastro mi volteggia accanto:

roteante vortice impalpabile,

attillato mantello che avviluppa l’animo.

La roboante pace dello spazio sidereo

Mi parla con parole di perla,

tesoro del senso-intenso.

Il battito del cuore è in un sincrono astratto

col baluginio impressionista

della volta celeste,

tela permeante dell’ignoto in cui svanisco…

Massimiliano Cantone

Me stesso in offerta a me stesso

“Scrutando nelle profondità più profonde

sono appeso a un albero nel vento.

Penzolando per nove lunghe notti,

ferito dalla mia stessa lama

insanguinata per Odino,

me stesso in offerta a me stesso.

legato all’albero di cui nessun uomo conosce

dove affondino le radici.

 

Nessuno mi diede pane,

nessuno mi diede acqua.

Scrutai nelle profondità più profonde

fino a scoprire le rune.

Con un grido esultante me ne impadronii,

poi mi sentii debole e stordito.

 

Raggiunsi la gioia,

raggiunsi la sapienza.

Di parola in parola

venni condotto a una parola,

da un’azione a un’azione”

 

Edda Poetica

 

Il Pitro Lunare

Da lassù il mondo vibrava riflettendo la sua immensità nel cosmo e fiammelle di vita si innalzavano nell’atmosfera mentre rivolte al suo cospetto, formavano nell’universo un’autostrada lunare.

     Abitava nei pressi del Bacino Polo Sud-Aitken sulla faccia nascosta della Luna. Non ricordava da quanto tempo vivesse lì, né il motivo per cui un giorno si ritrovò seduto al centro di un enorme cratere meteoritico con un frammento di roccia lunare tra le mani. Lui non era nessuno, non possedeva un nome e non ricordava di averne mai avuto uno. Dopo aver osservato la crosta lunare che rifletteva la costellazione del Drago per ore e ore, d’un tratto fu come paralizzato dallo stupore. Di colpo capì quale era il suo ruolo nella vita. Come il Drago è posto a guardia del giardino delle Esperidi per proteggere l’albero dai preziosissimi pomi d’oro, il suo compito sarebbe stato quello di custodire i segreti racchiusi nella Luna.

      Si alzò in piedi repentinamente e, gettando con veemenza in aria il frammento di roccia lunare nella vastità del nulla, gridò a squarciagola:

      – Sono il Guardiano della Lunaaa…

      L’eco si propagò nell’universo.

      – Una… una… una…

      Il piccolo frammento lunare cadde a pochi metri da lui, rompendosi in mille pezzi. Si avvicinò curiosamente e prendendone una scheggia tra le mani, si rese conto che quell’oggetto era parte di sé. Lo avvicinò con occhi increduli al proprio corpo e notò che sia il colore sia la composizione erano le medesime. Frastornato dalla visione, scoppiò a ridere fragorosamente e si soffermò per alcuni minuti a contemplare la propria mano. Era di colore bianco e vi comparivano al suo interno dei cristalli quadrati allungati. Si mise a camminare a cerchi concentrici all’interno di un cratere ricoperto da una miniera di ghiaccio e nella sua mente cominciò poco alla volta a germogliare un pensiero.

      «Sono parte della Luna. Ecco perché non mi ricordo come sono arrivato qui. Lei mi ha generato. E lo ha fatto perché necessitava di un Pitro Lunare posto a guardia dei suoi segreti», pensò tra sé e sé, lasciandosi scivolare sul ghiaccio con estrema leggerezza.

      Di colpo urlò a squarciagola.

      – Sono un Pitro Lunareeee…

      Neanche il tempo di riprendere la voce che un terremoto fece oscillare improvvisamente la crosta lunare per alcuni minuti. Di colpo tutto incominciò a svanire sotto ai suoi piedi, la vista si annebbiò e cadde a terra svenuto. Quando si svegliò, scoprì di trovarsi nella parte visibile della Luna. Non si era mai reso conto che era sempre vissuto nel profondo buio. La luce era accecante e si coprì con le mani gli occhi. Si sedette ai piedi di un pendio lungo e diritto, tentando di abituarsi a poco a poco alla luce. Incominciò ad aprire prima un occhio e poi l’altro. La luce penetrò con delicatezza nell’iride grigio dell’occhio sinistro. D’un tratto un lampo di luce proveniente da uno dei crateri della Luna rifletté nella valle l’immensità dell’universo.

      Rimase fermo ad osservare sopra di sé tutte le costellazioni che gravitavano attorno alla Luna, poi abbassò gli occhi e il suo stupore passò ogni limite. D’un tratto vide una piccola sfera blu costellata da punti bianchi. Fece un sorriso radioso come quello di un bambino che riceve il dono tanto ambito il giorno di Natale. Trasse un profondo respiro e, rapito dalla soavità del colore bianco e azzurro che rifletteva la sfera, sentì una sensazione di pace e armonia inondargli l’animo. Rimase a fissare la Terra per alcune ore quando di colpo cadde addormentato ai piedi del pendio.

     Si risvegliò dopo alcune ore e la prima cosa che fece fu rivolgere lo sguardo alla Terra. Era notte. Da lassù il mondo appariva come una palla infuocata rossiccia. Piccole ed esili fiammelle vi danzavano al di sopra, e la punta di ognuna sembrava allungarsi, cercando di  raggiungere l’infinito del cosmo. I suoi occhi brillarono leggermente, trattenendo la visione che si profilava all’orizzonte della Luna. Di colpo una voce familiare mai udita prima lo sorprese. Dalla sua bocca uscì un sospiro stroncato.

     – Ciò che stai vedendo è chiamata “Alba dei sogni”, – disse una voce di donna calda e sensuale.

     – Alba dei sogni? Ehi, aspetta un attimo. Ma tu chi sei? – rispose il Pitro, asciugandosi il sudore sulla fronte di roccia lunare.

     – Sono tua madre, Luna, – disse la voce.

     Il Pitro Lunare fece un rumore a metà tra il gemito e il sussurro.

     – Ma…

     – Figliolo mio, tutte quelle fiammelle rappresentano delle persone.

     – Persone? – domandò il Pitro con faccia interrogativa.

     – Sono esseri umani che abitano la Terra.

     – E sono così pochi laggiù?

     – Quelle poche fiammelle rappresentano le persone che hanno ancora voglia e tempo per contemplarci. Sai figliolo, una volta il mondo era meno popolato, ma ogni essere umano di notte passava del tempo ad osservare il firmamento. Oggi la popolazione è aumentata a dismisura, ma, come vedi dal numero di fiammelle, in pochi credono ancora in noi. In pochi credono ancora al potere dei Sogni.

     – Il potere dei Sogni? – domandò il Pitro sgranando gli occhi.

     – Già, perché solo coloro che osservano la maestosità dell’universo dalla Terra, perdendosi con lo sguardo a mirare le stelle, la luna, i pianeti, credono ancora nei Sogni. I sogni della Luna.

     – I sogni della Luna?

     – Mio piccolo Pitro, tu custodisci i miei segreti. Questi segreti sono in realtà sogni. Sogni che tu devi donare alle piccole fiammelle che si innalzano verso di noi. Non appena una delle lingue delle fiammelle esce dall’atmosfera terrestre, il tuo compito è di prendere una manciata di frammenti lunari di cui sono cosparsa e lanciarli nella sua direzione.

       Mentre la Luna gli dava istruzioni su come comportarsi, l’attenzione del Pitro fu catturata improvvisamente da una fiammella che si innalzava dalla Terra con vigore e lucentezza. Di colpo si alzò, raccolse con le mani delle minuscole parti di crosta lunare e le lanciò con entusiasmo in direzione della fiamma.

     Nell’universo una polvere di frammenti lunari viaggiava alla velocità della luce. Trasportava con sé i sogni dell’umanità.

 

Irene Belloni