La scala oltre Shambhala

 

“L’amore è una scala:

comincia con una persona e

finisce con la totalità.”

Osho

 

Camminavano da alcuni giorni lungo una scalinata cosparsa da lastricati di cristallo. Si trattava di una scalinata a cui si accedeva dal centro della terra, in un regno sotterraneo abitato da saggi, entità celesti ed essere divini, sospeso tra le creste dell’Himalaya.    

     Era un mondo ribaltato immerso in una valle verde smeraldo, un soffio di leggerezza che non aveva confini, una valle incantata dove tutti gli stili architettonici erano armonicamente rappresentati in un processo circolare di contaminazione reciproca, una landa di pace da cui aveva avuto origine la terra. Era ovunque per chi era in grado di amare, da nessuna parte per chi aveva smesso di sognare. Per questo motivo era divenuto un luogo inviolabile, un regno a cui l’uomo non poteva accedervi fintantoché non avesse estirpato dal suo cuore la negatività delle emozioni.

     Aradia e Audax avevano salutato con grande affetto tutti gli abitanti del regno di Shambhala e si erano diretti con fermezza e audacia oltre le sue porte. La donna indossava una tunica rossa con una cordicella gialla, mentre l’uomo una tunica blu ricamata con simboli dell’universo che contenevano le forme primordiali dello spirito riflesso. Entrambi portavano degli zaini sulle spalle.

     Aradia si fermò di colpo nei pressi di una piazza minoica ed alzò gli occhi verso gli edifici di stile ellenico che attorniavano la piazza. Una luce scintillante scaturita da una pietra verde preziosa posta al di sopra di un minareto si estendeva nelle vie, rilasciando l’essenza della vita eterna nei corpi di gloria del regno. Audax si voltò e vide Aradia in mezzo alla piazza, in ginocchio. La raggiunse come trasportato dalla brezza di un vento sensuale.

– Aradia! – sussurrò l’uomo nel sé della donna.

     – Sento già la mancanza di questo regno, – rispose Aradia, gli occhi rivolti alle colonne doriche che sembravano fuoriuscire direttamente dalle spire avvolgenti della natura.

     – Dobbiamo andare. È il nostro compito, – disse l’uomo, prendendola per mano.

      – Come posso lasciare tutto? Lasciare te? – chiese Anadia. Gli occhi della donna brillarono impercettibilmente.

     Audax si avvicinò con passo leggero, la strinse a sé e la abbracciò teneramente. Il contatto dei due rilasciò nella piazza un fulgore abbagliante che si riversò sull’intero regno. L’uomo la guardò intensamente negli occhi.

      – Non saremo mai distanti, – le disse con calore. – Un giorno sognerai questo istante di pace, il nostro abbraccio e ti ricorderai di me, di Noi. Così, a poco a poco, incomincerai a capire il motivo del nostro viaggio.

      Audax sorrise accarezzandole i capelli dolcemente. Poi avvicinò le sue labbra alle labbra della donna e si abbandonò nelle sue braccia, lasciandosi travolgere dall’impeto dell’Amore, perso in un ovattato oceano di passione. I loro corpi si unirono in un vortice brulicante, e le anime si fusero l’una nell’altra. I  loro destini sarebbero stati legati come fili invisibili in una rete divina. Nessuno avrebbe più potuto separarli. Come due calamite si sarebbero attratte oltre le vette innevate di uno spazio infinito.

     – Ora dobbiamo andare, – sussurrò l’uomo all’orecchio della donna.

     Aradia si asciugò le lacrime dagli occhi e afferrò la mano di Audax. D’un tratto fu investita da un senso di calore e di pace. Si lasciò così trasportare oltre il tempo e lo spazio, per giungere alla grande scala delle rinascite.

     Erano in viaggio da molti giorni ormai, ma non sentivano né i morsi della fame, né stanchezza alcuna. Nonostante lo sforzo scaturito dall’altezza della scala, sembrava che i loro passi fossero in realtà voli leggeri di pura soavità. I loro movimenti, armonici e costanti, rilasciavano nell’etere un bagliore luminescente che illuminava il percorso di chi sarebbe venuto dopo. I pensieri erano rivolti al percorso che stavano intraprendendo, in quell’istante presente che costituiva il culmine del loro essere.

     Ad ogni passo, il tempo veniva risospinto oltre la dimensione nella quale vivevano. Sostavano in una dimensione intermedia, in un continuo infinito presente, che li conduceva ad essere pura essenza di luce.

      Non appena giunsero alla fine della scala, Aradia provò un brivido improvviso. Audax si girò di scatto verso di lei.

     – Siamo giunti al passaggio, – disse l’uomo in tono deciso.

     – Non so cosa mi stia succedendo… Non voglio dimenticare tutto, dimenticare te, il regno, – disse Anadia. Il cuore le batteva fino a farla soffocare.

     – Tu ricorderai… In questo zaino ho portato con me tutti gli oggetti che ti donerò, permettendoti di ricordare, e i libri che mi riveleranno lo scopo della mia missione. Abbiamo scelto di rinascere sul pianeta Terra per aiutare l’umanità ad evolvere. Noi porteremo l’Amore, la Vera Volontà e i Sogni. L’uomo ha bisogno di sognare per rigenerare l’energia della Terra. Solo sognando e aprendo il suo cuore l’uomo potrà comprendere di vivere nel Tutto, incominciando a sentire di essere un frammento dell’Amore Universale. Il pianeta avrà bisogno dei tuoi sogni, amore mio.

      Anadia fece un sorriso serafico. Oltre la scala si stagliava un vortice spiraleggiante da cui sembrava provenire il suono cosmico dell’universo. Uno ad uno entrarono oltrepassando la soglia. I loro visi erano solari. Il cuore era aperto al calore incessante di un sole che irradiava dall’interno. Di colpo, si ritrovarono a volteggiare nell’universo, in mezzo alle stelle, trasportati dalle galassie infinite che fluttuavano nei frammenti dell’Uno. A poco a poco i due si distaccarono lasciandosi condurre nei corpi ai quali erano stati designati, varcando i confini dello spazio-tempo.

      Sulla terra l’amore universale avrebbe avvolto le vite di due famiglie, alle quali sarebbe presto giunta la notizia di un nuovo arrivato.

Irene Belloni

     

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