Aurobindo

“Noi dobbiamo non solo fare a pezzi la trappola della mente e dei sensi, ma anche fuggire dalla trappola del pensatore, del teologo e dell’edificatore di chiese, dalle reti delle parola e dalla schiavitù dell’idea. Tutte queste sono dentro di noi in attesa di imprigionare lo spirito con strutture; ma dobbiamo sempre andare al di là, rinunciare sempre a ciò che è inferiore per ciò che è più grande, al finito per l’infinito; dobbiamo essere pronti a procedere da illuminazione a illuminazione, da esperienza a esperienza, da stato dello spirito a stato dello spirito… E non dobbiamo attaccarci neppure a quelle verità a cui maggiormente crediamo, perché altro non sono che forme ed espressioni dell’ineffabile, che rifiuta di limitare se stesso a qualunque altra forma o espressione.”

Sri Aurobindo

Siamo personaggi di una trama

“Le nostre vite sono più interessanti di quello che crediamo. Siamo personaggi di una trama, senza la compattezza e il fulgore soprannaturale. Le esistenze che viviamo, esaminate attentamente nel complesso dei legami e delle affinità, abbondano di senso, di significato, temi e svolte tortuose che non consentiamo a noi stessi di vedere completamente.”

Don DeLillo Libra

Il nomadismo contemporaneo

“Per quanto generoso e legittimo possa essere, il fatto d’attribuire troppa importanza ai malesseri del mondo non è, in generale, il modo migliore di cogliere il dinamismo del paradosso in atto e per comprendere la creatività specifica dei valori nascenti”.

Michel Maffesoli Del nomadismo. Per una sociologia dell’erranza

Se vogliamo soffermarci a criticare la società osservandone soltanto gli aspetti negativi, allora non ci dobbiamo stupire se la quotidianità è per noi fonte di insoddisfazione. Forse con una mutamento di prospettiva possiamo incominciare ad osservare il panorama attuale come un periodo caratterizzato da un diverso rapporto nei confronti dell’altro e del mondo. Maffesoli utilizza i termini nomadità e tribalismo per indicare il fenomeno silenzioso che attraversa la postmodernità. Chi è l’errante? L’errante è una persona solitaria, ma non isolata, che partecipa realmente o virtualmente di una comunità vasta e informale, e intuisce l’impermanenza di ogni cosa ed essere vivente, ritualizzando “quella grande impermanenza di cui la morte è espressione compiuta”[1]. La flânerie implica la ricerca di sé nel quadro di una comunità umana, dove i valori spirituali sono una conseguenza dell’avventura collettiva.

Le tribù presenti nel Web diventano così i luoghi dove è possibile uscire da sé e connettersi con l’altro, entrando allo stesso tempo “in comunicazione con le forze cosmiche”[2], poiché, come spiega Maffesoli, la nostra fuga verso l’altro sembra avere origine da una sorta di marcia verso le stelle, “una forma di richiamo all’infinito che sorge in modo regolare e non capriccioso, ma sempre assolutamente imprevedibile”[3]. L’errante è una persona dalle molteplici identità, imprevedibile, che non si rinchiude nel territorio individuale trasformandolo in una prigione felice. Al contrario si pone in cammino alla ricerca di una fusione comunitaria, alla ricerca dell’altrove trasportando con sé i sogni dell’umanità, poiché solo attraverso l’unione con il prossimo, egli può dire di esistere, e solo riflettendo sul comportamento degli altri esseri umani, può comprendere se stesso.

Le flâneur, c’est moi!


[1] Maffesoli Michel, Del nomadismo. Per una sociologia dell’erranza, Milano, FrancoAngeli, 2000, p.45.

[2] Ivi, p. 136.

[3] Ivi, p. 109.

Campi d’energia

“Visti come campi d’energia, gli esseri umani appaiono sotto forma di fibre luminose, filamenti sottilissimi simili a ragnatele bianche, che li avvolgono dalla testa ai piedi. Di conseguenza, agli occhi di coloro che vedono, un uomo appare come un uovo di fibre fluttuanti, e le braccia e le gambe sono raggi di luce che si dipartono in tutte le direzioni.”

Carlos Castaneda La ruota del tempo

GLI ADESSO

Il futuro è il primo pensiero quando ti alzi e l’ultimo quando ti addormenti. Ti svegli e pensi, Cosa farò oggi? Ti distendi nel letto e, dopo aver riflettuto a lungo sulla giornata trascorsa, pensi, Cosa farò domani?

Passato e futuro. Ecco tutto ciò che riconosciamo come reale..

La sensazione del passare del tempo è soltanto un’illusione proiettata dalla nostra coscienza. Il passato non è quasi mai oggettivo poiché esiste solo nel presente. Tutto ciò che pensiamo di sapere e ricordare sul passato corrisponde ad una memoria che abbiamo qui ed ora. Nel sistema ipotizzato dal fisico teorico inglese Julian Barbour esistono infiniti universi statici, come se fossero foto istantanee, e vengono chiamati gli ADESSO. In ogni adesso esiste una versione differente di noi. Ciò significa che il bambino che nasce oggi non è lo stesso uomo che morirà tra 100 anni. Sono due entità molto differenti e abitano universi distinti.

Quante foto istantanee ruotano intorno al nostro Sé? Chi sono tutte quelle persone che appaiono sulle foto che ci gravitano attorno giorno dopo giorno? Noi?Versioni di Noi? Immagini speculari? Illusioni dell’Ego? I nostri stati interiori di coscienza si compenetrano in un’amalgama in costante evoluzione… Ridiamo e scherziamo.. Così siamo felici… Dopo poco sopraggiunge una preoccupazione… E allora la felicità viene scacciata dai problemi.. Ci arrovelliamo per trovare una soluzione… E la troviamo… Oppure no… Dopodichè succede qualcosa nell’ambiente circostante che attira la nostra attenzione e così l’umore migliora…  O peggiora… E Ancora…

Questi siamo Noi: fugaci universi immersi nell’infinito delle possibilità del Sé.

The Medium is the Message

 

Come sostiene McLuhan nella nota espressione “il medium è il messaggio”[1], il messaggio di un medium o di una tecnologia è nel mutamento di proporzioni, di ritmi e di schemi che introduce nei rapporti umani. Che cosa ha comportato l’avvento della tecnologia elettrica?  Il concetto di individualismo viene reso antiquato e il rapporto tra tutti sensi è modificato dai nuovi mezzi di informazione. Ne La Galassia Gutenberg, McLuhan asserisce che la scrittura fonetica e l’invenzione della stampa hanno condotto l’uomo “fuori dal mondo possessivo di totale interdipendenza e di interrelazione costituito dalla rete auditiva”[2]. Questa conseguenza, anche definita «detribalizzazione», consiste in una esteriorizzazione della vista in cui domina un’osservazione distaccata nei confronti degli oggetti e l’abitudine ad una posizione fissa o a un punto di vista. Con l’avvento dei media, “metafore attive in quanto hanno il potere di tradurre l’esperienza in forme nuove”[3], accanto alla propensione visiva si inserisce uno spazio audio-tattile, elemento determinante nella cultura manoscritta e nelle società primitive, in cui la nuova interdipendernza elettronica ricrea il mondo ad immagine di un villaggio planetario, modificando il nostro normale modo di agire e percepire. Da questo mutamento McLuhan coglie un ritorno, o meglio, un riavvicinamento dell’uomo postmoderno all’uomo non-letterato delle società primitive dove era preminente uno spazio auditivo, inteso come “un campo totale di eventi simultanei”[4], e il mondo bidimensionale era in realtà “un mondo multidimensionale di risonanza intrastrutturale”[5]. Nel postmoderno i nostri sensi, gli strumenti e le tecnologie non sono più sistemi chiusi, incapaci di scambi attivi e di una consapevolezza collettiva; al contrario, “la vista, il suono e il movimento sono simultanei e planetari in espansione”[6]. L’uomo si rende così emotivamente conto dei suoi rapporti di interdipendenza con il resto della società umana.

Can you feel it?

–   I LINK THEREFORE I AM –
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[1] McLuhan Marshall, Gli strumenti del comunicare, op.cit., p.26.

[2] McLuhan Marshall, La Galassia Gutenberg – Nascita dell’uomo tipografico, Roma, Armando Editore, 1998, p. 43.

[3] McLuhan Marshall, Gli strumenti del comunicare, op.cit., p. 76.

[4] McLuhan Marshall, La Galassia Gutenberg – Nascita dell’uomo tipografico, op.cit., p. 57.

[5] Ivi, p. 73.

[6] Ivi, p. 26.