Se

“Se potessi ti comprerei una casa grande enorme capace di contenere la tua anima e la riempirei con tutti i tuoi sogni grandi e piccoli”.

David Grossman

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Un sogno chiamato Amore

Gli occhi di Eve brillavano come diamanti in un oceano opalescente.

      La guardava da lontano, avvicinarsi verso di lui con passo leggero. I loro sguardi penetravano la vastità della notte.

     Adam era fermo di fronte al piccolo porticciolo, ad attenderla da alcune ore, vestito con un abito bohemien dai colori sgargianti. Portava un cappello nero e un fiore all’occhiello. Guardò di sfuggita l’orologio d’oro che teneva al polso per controllare l’ora e fu scosso da un brivido improvviso.

     «Il quadrante… Le lancette… Non ci sono le lancette… » – commentò tra sé e sé.

     «Un attimo ma… Come è possibile! Quando sono uscito di casa, l’orologio segnava…».

      Di colpo una violenta emozione gli si dipinse sul viso.

     «In realtà… Io non ricordo affatto di essere uscito da casa».

      Eve era a pochi metri da lui. Indossava un abito orientale bianco con ampie maniche, ricamato ai bordi con del pizzo nero. Gli andò incontro con passo deciso. Una pace serena illuminava il suo viso.

      Adam spalancò gli occhi, meravigliato e la salutò con un cenno della testa. Aprì le braccia non appena Eve fu davanti a lui, per accoglierla. La donna si lasciò andare tra le sue braccia e fu investita improvvisamente da un senso di leggerezza. Era come se le loro anime  fossero vicine da tempo, in attesa della loro ricongiunzione sul piano fisico. Di colpo si sentì invasa da una calma assoluta.

     – Eve ti attendo da molto – le sussurrò Adam all’orecchio.

     Le loro mani erano intrecciate in un vortice luminescente.

     – Non appena mi hai chiamato, ti ho raggiunto. Forse il tuo orologio non funziona, – rispose Eve, guardandolo, come ipnotizzata.

     Adam guardò l’orologio e vide che mancavano ancora le lancette.

     «Non è possibile! Credevo che sarebbero tornate!», pensò tra sé.

      – Guarda! – disse Adam, mostrandole l’orologio.

      – Cosa? – rispose Eve, sorpresa.

      – Le lancette?

      – Cosa sono le lancette?

      – Mi stai prendendo in giro?

     Eve lo guardò stupita, in silenzio. Sul suo volto apparve un’espressione di perplessità.

     – Le lancette dell’orologio per segnare le ore e i minuti.

     – Qui non esistono le lancette, solo un quadrante dove vi è riflesso il tempo della coscienza.

     – Come sarebbe a dire “qui non esistono le lancette”?

     – Sei in un altro piano spazio-temporale. Non saprei come spiegartelo. Immagina di essere nel mondo dei sogni, nel mondo dove tutto è possibile, anche l’impossibile.

     – E come calcoliamo le ore, i minuti?

     – Il tempo è una struttura mentale creata per bloccare la nostra fantasia… Abbatti il concetto-tempo e otterrai la libertà. Tu ed io siamo il prodotto di un sogno, un sogno chiamato Amore.

     Eve gli prese la mano e incominciò a correre.

     – Seguimi…

     Gli occhi di Adam brillarono, e il suo cuore si aprì. Come rapito da un suono ancestrale che lo ricollegava alla sua essenza divina, si lasciò trasportare nel mondo del continuo-infinito-presente.

     Eve si fermò nei pressi del molo che conduceva all’immensità del mare. La sua lunghezza si estendeva oltre la vista dei due, raggiungendo un orizzonte sconfinato. I loro respiri erano l’uno il riflesso dell’altro. Tutto il loro essere vibrava nel sempiterno vagare di un’onda spumeggiante. Le mani erano unite in un intreccio dorato.

     Eve osservava in contemplazione il flusso di energia attraversare i loro corpi.

     – Qui ogni cosa è possibile, anche volare. Ti fidi di me? – chiese Eve con voce dolce.

     – Sì, mi fido di te, – rispose Adam con voce elegante.

     – Ora lasciati fluire nella tua essenza e abbandona ogni ricordo. Corri con me lungo il molo, e vinci tutte le tue paure. Noi possiamo volare.

      Adam esitò un istante, poi si girò verso Eve e le fece un sorriso radioso.

     – Sono pronto.

      I due si strinsero la mano e incominciarono a correre lungo il molo. I loro corpi erano attraversati da una brezza serica che, a poco a poco, li sollevò a mezz’aria. Il mondo di sotto appariva ai loro occhi sempre più distante, un minuscolo punto geometrico sommerso da nuvole cangianti.

      Più salivano, più aumentava in loro il desiderio di congiunzione. I corpi fremevano a contatto l’uno dell’altro. Un’estasi dionisiaca soggiaceva nell’iride dei loro occhi.

     Adam strinse a sé Eve e incominciò a baciarla con ardore. Un impeto fomentava le mani degli amanti che raggiungevano  i reciproci sessi, fonti zampillanti di ebbrezza. I respiri sensuali e i gemiti investivano il cosmo di un campo di energia luminosa,  riversando nell’etere una Terza Forza. I corpi dei due si unirono in un’elevazione dell’essere e suadenti spasmi attraversarono le loro anime, perse in una sublime estasi d’Amore. Il volo cresceva a contatto con il rapimento dei sensi. Erano angeli del firmamento, il Sole e la Luna di una fusione alchemica.

     Una tempesta magnetica irruppe nel cielo. Un fulmine li investì di colpo, attraversando i corpi dei due divenuti Uno. Si risvegliarono nudi in un giardino edenico, accanto ad un imponente albero.

     – Dove siamo? – chiese Adam, gli occhi leggermente socchiusi.

     – Al principio, ci troviamo nel luogo da cui siamo partiti. Siamo oltre la dualità, ora siamo partecipi dell’Uno, – rispose Eve, accarezzandogli i capelli.

     D’un tratto una luce abbagliante li investì e da lontano scorsero un angelo che li stava raggiungendo.

    

      Il suono di una sveglia invase l’etere. Le flebili pareti dell’oniricità furono travolte dall’inconsistenza del Reale.

      Eve si svegliò di soprassalto e spense il cellulare. Una sensazione di benessere cullava il suo corpo come un vascello trasportato negli anfratti di un mare voluttuoso.

      «Stavo solo sognando…», pensò.

      Il ricordo del viaggio estatico si aggirava come uno spettro invisibile nella mente.

      «Eppure sembrava così reale. Più reale di questa coperta o di tutto ciò che mi circonda…».

      Si rigirò nel letto, intenzionata a dormire ancora per alcuni minuti. D’un tratto una piuma d’angelo posata sul cuscino illuminò con il suo riflesso perlato il viso di Eve. Un senso di piacere e calore dilatò il cuore della donna. Chiuse gli occhi, un leggero sorriso fluttuò sul suo viso. Si addormentò, in attesa di ricongiungersi con il suo Sposo, che l’attendeva oltre la terza dimensione: suo dedalo opalescente di mistica bellezza. 

     

La scala oltre Shambhala

 

“L’amore è una scala:

comincia con una persona e

finisce con la totalità.”

Osho

 

Camminavano da alcuni giorni lungo una scalinata cosparsa da lastricati di cristallo. Si trattava di una scalinata a cui si accedeva dal centro della terra, in un regno sotterraneo abitato da saggi, entità celesti ed essere divini, sospeso tra le creste dell’Himalaya.    

     Era un mondo ribaltato immerso in una valle verde smeraldo, un soffio di leggerezza che non aveva confini, una valle incantata dove tutti gli stili architettonici erano armonicamente rappresentati in un processo circolare di contaminazione reciproca, una landa di pace da cui aveva avuto origine la terra. Era ovunque per chi era in grado di amare, da nessuna parte per chi aveva smesso di sognare. Per questo motivo era divenuto un luogo inviolabile, un regno a cui l’uomo non poteva accedervi fintantoché non avesse estirpato dal suo cuore la negatività delle emozioni.

     Aradia e Audax avevano salutato con grande affetto tutti gli abitanti del regno di Shambhala e si erano diretti con fermezza e audacia oltre le sue porte. La donna indossava una tunica rossa con una cordicella gialla, mentre l’uomo una tunica blu ricamata con simboli dell’universo che contenevano le forme primordiali dello spirito riflesso. Entrambi portavano degli zaini sulle spalle.

     Aradia si fermò di colpo nei pressi di una piazza minoica ed alzò gli occhi verso gli edifici di stile ellenico che attorniavano la piazza. Una luce scintillante scaturita da una pietra verde preziosa posta al di sopra di un minareto si estendeva nelle vie, rilasciando l’essenza della vita eterna nei corpi di gloria del regno. Audax si voltò e vide Aradia in mezzo alla piazza, in ginocchio. La raggiunse come trasportato dalla brezza di un vento sensuale.

– Aradia! – sussurrò l’uomo nel sé della donna.

     – Sento già la mancanza di questo regno, – rispose Aradia, gli occhi rivolti alle colonne doriche che sembravano fuoriuscire direttamente dalle spire avvolgenti della natura.

     – Dobbiamo andare. È il nostro compito, – disse l’uomo, prendendola per mano.

      – Come posso lasciare tutto? Lasciare te? – chiese Anadia. Gli occhi della donna brillarono impercettibilmente.

     Audax si avvicinò con passo leggero, la strinse a sé e la abbracciò teneramente. Il contatto dei due rilasciò nella piazza un fulgore abbagliante che si riversò sull’intero regno. L’uomo la guardò intensamente negli occhi.

      – Non saremo mai distanti, – le disse con calore. – Un giorno sognerai questo istante di pace, il nostro abbraccio e ti ricorderai di me, di Noi. Così, a poco a poco, incomincerai a capire il motivo del nostro viaggio.

      Audax sorrise accarezzandole i capelli dolcemente. Poi avvicinò le sue labbra alle labbra della donna e si abbandonò nelle sue braccia, lasciandosi travolgere dall’impeto dell’Amore, perso in un ovattato oceano di passione. I loro corpi si unirono in un vortice brulicante, e le anime si fusero l’una nell’altra. I  loro destini sarebbero stati legati come fili invisibili in una rete divina. Nessuno avrebbe più potuto separarli. Come due calamite si sarebbero attratte oltre le vette innevate di uno spazio infinito.

     – Ora dobbiamo andare, – sussurrò l’uomo all’orecchio della donna.

     Aradia si asciugò le lacrime dagli occhi e afferrò la mano di Audax. D’un tratto fu investita da un senso di calore e di pace. Si lasciò così trasportare oltre il tempo e lo spazio, per giungere alla grande scala delle rinascite.

     Erano in viaggio da molti giorni ormai, ma non sentivano né i morsi della fame, né stanchezza alcuna. Nonostante lo sforzo scaturito dall’altezza della scala, sembrava che i loro passi fossero in realtà voli leggeri di pura soavità. I loro movimenti, armonici e costanti, rilasciavano nell’etere un bagliore luminescente che illuminava il percorso di chi sarebbe venuto dopo. I pensieri erano rivolti al percorso che stavano intraprendendo, in quell’istante presente che costituiva il culmine del loro essere.

     Ad ogni passo, il tempo veniva risospinto oltre la dimensione nella quale vivevano. Sostavano in una dimensione intermedia, in un continuo infinito presente, che li conduceva ad essere pura essenza di luce.

      Non appena giunsero alla fine della scala, Aradia provò un brivido improvviso. Audax si girò di scatto verso di lei.

     – Siamo giunti al passaggio, – disse l’uomo in tono deciso.

     – Non so cosa mi stia succedendo… Non voglio dimenticare tutto, dimenticare te, il regno, – disse Anadia. Il cuore le batteva fino a farla soffocare.

     – Tu ricorderai… In questo zaino ho portato con me tutti gli oggetti che ti donerò, permettendoti di ricordare, e i libri che mi riveleranno lo scopo della mia missione. Abbiamo scelto di rinascere sul pianeta Terra per aiutare l’umanità ad evolvere. Noi porteremo l’Amore, la Vera Volontà e i Sogni. L’uomo ha bisogno di sognare per rigenerare l’energia della Terra. Solo sognando e aprendo il suo cuore l’uomo potrà comprendere di vivere nel Tutto, incominciando a sentire di essere un frammento dell’Amore Universale. Il pianeta avrà bisogno dei tuoi sogni, amore mio.

      Anadia fece un sorriso serafico. Oltre la scala si stagliava un vortice spiraleggiante da cui sembrava provenire il suono cosmico dell’universo. Uno ad uno entrarono oltrepassando la soglia. I loro visi erano solari. Il cuore era aperto al calore incessante di un sole che irradiava dall’interno. Di colpo, si ritrovarono a volteggiare nell’universo, in mezzo alle stelle, trasportati dalle galassie infinite che fluttuavano nei frammenti dell’Uno. A poco a poco i due si distaccarono lasciandosi condurre nei corpi ai quali erano stati designati, varcando i confini dello spazio-tempo.

      Sulla terra l’amore universale avrebbe avvolto le vite di due famiglie, alle quali sarebbe presto giunta la notizia di un nuovo arrivato.

Irene Belloni