I hope that…

“Quello che si spera si deve credere che possa essere ottenuto; è quanto aggiunge la speranza al puro desiderio”.

Tommaso d’Aquino

Un sogno chiamato Amore

Gli occhi di Eve brillavano come diamanti in un oceano opalescente.

      La guardava da lontano, avvicinarsi verso di lui con passo leggero. I loro sguardi penetravano la vastità della notte.

     Adam era fermo di fronte al piccolo porticciolo, ad attenderla da alcune ore, vestito con un abito bohemien dai colori sgargianti. Portava un cappello nero e un fiore all’occhiello. Guardò di sfuggita l’orologio d’oro che teneva al polso per controllare l’ora e fu scosso da un brivido improvviso.

     «Il quadrante… Le lancette… Non ci sono le lancette… » – commentò tra sé e sé.

     «Un attimo ma… Come è possibile! Quando sono uscito di casa, l’orologio segnava…».

      Di colpo una violenta emozione gli si dipinse sul viso.

     «In realtà… Io non ricordo affatto di essere uscito da casa».

      Eve era a pochi metri da lui. Indossava un abito orientale bianco con ampie maniche, ricamato ai bordi con del pizzo nero. Gli andò incontro con passo deciso. Una pace serena illuminava il suo viso.

      Adam spalancò gli occhi, meravigliato e la salutò con un cenno della testa. Aprì le braccia non appena Eve fu davanti a lui, per accoglierla. La donna si lasciò andare tra le sue braccia e fu investita improvvisamente da un senso di leggerezza. Era come se le loro anime  fossero vicine da tempo, in attesa della loro ricongiunzione sul piano fisico. Di colpo si sentì invasa da una calma assoluta.

     – Eve ti attendo da molto – le sussurrò Adam all’orecchio.

     Le loro mani erano intrecciate in un vortice luminescente.

     – Non appena mi hai chiamato, ti ho raggiunto. Forse il tuo orologio non funziona, – rispose Eve, guardandolo, come ipnotizzata.

     Adam guardò l’orologio e vide che mancavano ancora le lancette.

     «Non è possibile! Credevo che sarebbero tornate!», pensò tra sé.

      – Guarda! – disse Adam, mostrandole l’orologio.

      – Cosa? – rispose Eve, sorpresa.

      – Le lancette?

      – Cosa sono le lancette?

      – Mi stai prendendo in giro?

     Eve lo guardò stupita, in silenzio. Sul suo volto apparve un’espressione di perplessità.

     – Le lancette dell’orologio per segnare le ore e i minuti.

     – Qui non esistono le lancette, solo un quadrante dove vi è riflesso il tempo della coscienza.

     – Come sarebbe a dire “qui non esistono le lancette”?

     – Sei in un altro piano spazio-temporale. Non saprei come spiegartelo. Immagina di essere nel mondo dei sogni, nel mondo dove tutto è possibile, anche l’impossibile.

     – E come calcoliamo le ore, i minuti?

     – Il tempo è una struttura mentale creata per bloccare la nostra fantasia… Abbatti il concetto-tempo e otterrai la libertà. Tu ed io siamo il prodotto di un sogno, un sogno chiamato Amore.

     Eve gli prese la mano e incominciò a correre.

     – Seguimi…

     Gli occhi di Adam brillarono, e il suo cuore si aprì. Come rapito da un suono ancestrale che lo ricollegava alla sua essenza divina, si lasciò trasportare nel mondo del continuo-infinito-presente.

     Eve si fermò nei pressi del molo che conduceva all’immensità del mare. La sua lunghezza si estendeva oltre la vista dei due, raggiungendo un orizzonte sconfinato. I loro respiri erano l’uno il riflesso dell’altro. Tutto il loro essere vibrava nel sempiterno vagare di un’onda spumeggiante. Le mani erano unite in un intreccio dorato.

     Eve osservava in contemplazione il flusso di energia attraversare i loro corpi.

     – Qui ogni cosa è possibile, anche volare. Ti fidi di me? – chiese Eve con voce dolce.

     – Sì, mi fido di te, – rispose Adam con voce elegante.

     – Ora lasciati fluire nella tua essenza e abbandona ogni ricordo. Corri con me lungo il molo, e vinci tutte le tue paure. Noi possiamo volare.

      Adam esitò un istante, poi si girò verso Eve e le fece un sorriso radioso.

     – Sono pronto.

      I due si strinsero la mano e incominciarono a correre lungo il molo. I loro corpi erano attraversati da una brezza serica che, a poco a poco, li sollevò a mezz’aria. Il mondo di sotto appariva ai loro occhi sempre più distante, un minuscolo punto geometrico sommerso da nuvole cangianti.

      Più salivano, più aumentava in loro il desiderio di congiunzione. I corpi fremevano a contatto l’uno dell’altro. Un’estasi dionisiaca soggiaceva nell’iride dei loro occhi.

     Adam strinse a sé Eve e incominciò a baciarla con ardore. Un impeto fomentava le mani degli amanti che raggiungevano  i reciproci sessi, fonti zampillanti di ebbrezza. I respiri sensuali e i gemiti investivano il cosmo di un campo di energia luminosa,  riversando nell’etere una Terza Forza. I corpi dei due si unirono in un’elevazione dell’essere e suadenti spasmi attraversarono le loro anime, perse in una sublime estasi d’Amore. Il volo cresceva a contatto con il rapimento dei sensi. Erano angeli del firmamento, il Sole e la Luna di una fusione alchemica.

     Una tempesta magnetica irruppe nel cielo. Un fulmine li investì di colpo, attraversando i corpi dei due divenuti Uno. Si risvegliarono nudi in un giardino edenico, accanto ad un imponente albero.

     – Dove siamo? – chiese Adam, gli occhi leggermente socchiusi.

     – Al principio, ci troviamo nel luogo da cui siamo partiti. Siamo oltre la dualità, ora siamo partecipi dell’Uno, – rispose Eve, accarezzandogli i capelli.

     D’un tratto una luce abbagliante li investì e da lontano scorsero un angelo che li stava raggiungendo.

    

      Il suono di una sveglia invase l’etere. Le flebili pareti dell’oniricità furono travolte dall’inconsistenza del Reale.

      Eve si svegliò di soprassalto e spense il cellulare. Una sensazione di benessere cullava il suo corpo come un vascello trasportato negli anfratti di un mare voluttuoso.

      «Stavo solo sognando…», pensò.

      Il ricordo del viaggio estatico si aggirava come uno spettro invisibile nella mente.

      «Eppure sembrava così reale. Più reale di questa coperta o di tutto ciò che mi circonda…».

      Si rigirò nel letto, intenzionata a dormire ancora per alcuni minuti. D’un tratto una piuma d’angelo posata sul cuscino illuminò con il suo riflesso perlato il viso di Eve. Un senso di piacere e calore dilatò il cuore della donna. Chiuse gli occhi, un leggero sorriso fluttuò sul suo viso. Si addormentò, in attesa di ricongiungersi con il suo Sposo, che l’attendeva oltre la terza dimensione: suo dedalo opalescente di mistica bellezza.