Ama te stesso e osserva: oggi, domani, sempre

“Crea un’energia d’amore intorno a te stesso. Ama il tuo corpo e la tua mente. Ama tutto il tuo sistema, il tuo intero organismo, accettalo per ciò che è: questo è “amore”. Non cercare di reprimere. Noi reprimiamo solo quando odiamo, quando siamo contrari a qualcosa. Non reprimere, infatti, in quel caso come faresti a osservare? E noi non possiamo guardare il nemico negli occhi; possiamo farlo con la persona che amiamo. Se non sei un amante di te stesso, non riuscirai a guardare nei tuoi occhi, nel tuo volto, nella tua realtà”.

Osho Con te e senza di te – Una nuova visione delle relazioni umane

Il tempo immobile e il tempo della coscienza

“Quando sorge in te l’impressione di stare perdendo tempo, impara a distinguere il tempo immobile dal tempo della coscienza. Il tempo immobile è il tempo senza durata, che trascorre nella mente. Un tipico esempio di tempo immobile è il tempo trascorso a lavoro. Anche se la mente ti fa credere di star attraversando un tempo composto da ore, secondi, minuti, quello che trascorre è l’illusione del tempo. Così tu credi di star sprecando la tua esistenza, mentre, in realtà, ciò che stai sprecando è l’opportunità di capire perché ti ritrovi in un’illusione. Il tempo della coscienza è il tempo che procede così lentamente da permetterti di fare tutto quello che ti pare con una tranquillità che prima di allora non credevi possibile. È il tempo del possibile, il tempo del risveglio, il tempo in cui il tuo Sé scorre nell’eternità. Solo colui che ha abbandonato il timore di sprecare tempo, vive il tempo della coscienza, e ad ogni respiro acquista forza ed energia necessarie per esplorare con occhi vigili la realtà in un caleidoscopio di istanti infiniti.”

Irene Belloni

Uno dei motivi per cui vale la pena Vivere

“Una grandissima parte della nostra esperienza è intangibile, gran parte di quello che percepiamo non può essere espresso con le parole, eppure quando noi comunichiamo l’uno con l’altro e sentiamo di aver stabilito un contatto e crediamo di essere stati capiti secondo me proviamo una sensazione quasi di comunione spirituale, ed è forse una sensazione transitoria, ma è ciò per cui viviamo..”

Citazione tratta dal film Waking Life

L’irripetibilità degli animali

“Ci piaccia o no, prima o poi dovremo accettare che gli animali non sono oggetti, né macchine, né un ammasso di istinti e riflessi; che ciascuno di loro è un individuo irripetibile e distinto dagli altri della propria specie, esattamente come siamo irripetibili e distinti noi esseri umani; che non si possono vendere né comprare, che non si possono uccidere per sport né con pretesti scientifici né per mangiarli, e che ucciderli è un atto crudele che finisce per sottrarre valore alla vita umana; che non sono strumenti dei nostri desideri né della nostra volontà; che possono provare piacere, dolore, felicità e tristezza come qualunque essere umano, e che hanno un’anima, una coscienza o come la volete chiamare”.

Fernando Vallejo

The Children of Mass-Media

      

     Alzi la mano chi non ha mai passato almeno due ore della propria vita di fronte alla televisione? Bene, come pensavo, noi tutti abbiamo qualcosa che ci accomuna: siamo tuttora o siamo stati parte di un pubblico. Ricordate quante ore avete trascorso nell’infanzia a guardare i cartoni o qualsiasi telefilm seduti di fronte al tubo catodico? Probabilmente ora starete pensando ai protagonisti o agli attori che vi accompagnavano, vi facevano sorridere e vi emozionavano durante i pomeriggi dopo la scuola, oppure starete pensando alle pubblicità che erano parte della vostra quotidianità, ai ritornelli e ai jingle che tuttora canticchiate o fanno parte del vostro ‘bagaglio culturale’. Io ho passato all’incirca due ore ogni pomeriggio di fronte allo schermo dai 6 ai 18 anni. Questo significa che the Big Brother ha occupato all’incirca 9000 ore della mia vita. 9000??? Sapete come si definiscono alcuni scrittori americani che hanno dato vita a partire dagli anni Novanta del secolo scorso ad un movimento chiamato Avant-Pop? “The Children of Mass-Media”!!! Significativo vero? Questo appellativo, coniato da Mark Amerika, deriva dal fatto che l’influenza dei media sulle loro esistenze è stata maggiore rispetto all’influenza determinata dall’educazione dei genitori.

     Noi tutti siamo cresciuti in una iperrealtà caratterizzata da una crescita esponenziale della tecnologia, da flussi di informazione pervasivi e da mass-media onnipresenti che celebrano l’individualismo spettacolare e il realityismo. La televisione, divenuta parte della realtà quotidiana, si è trasformata in una subdola nutrice, una madre alla quale affidarsi sin dalla più tenera età e una compagna di giochi con cui divertirsi. Come far fronte a tutto ciò? Perché non trasformare il nemico in alleato? Spegniamo i televisori e utilizziamo il nuovo mondo del consumo come un magazzino pieno di immagini e risorse di cui appropriarsi per dare libero sfogo alla propria immaginazione!!! Salviamo la nostra creatività dai flussi costanti di immagini e slogan, salviamo i nostri sogni sopraffatti dalla negatività emanata dai telegiornali, salviamo la nostra anima dalle nubi tossiche che la televisione sprigiona nell’aria giorno dopo giorno.

      Come fare?

– Buttate la televisione giù dal vostro balcone con violenza.

– Trasformatela in uno stupendo soprammobile attaccandovi le foto dei vostri amici.  

– Per resistere alla tentazione nascondetela in cantina o in solaio.

– Non regalatela altrimenti eliminerete il problema ma infetterete qualcun altro.

– Prendete delle bombolette spray e trasformatela in un quadro espressionista. Potrebbe anche essere esposta in qualche museo.

– Continuate a tenere la televisione in soggiorno, ma evitate di trascorrere più di quattro ore al giorno a guardarla. Poi passate a tre

A due

A una

E infine sarete LIBERI!!!!

 

 

 

Il nomadismo contemporaneo

“Per quanto generoso e legittimo possa essere, il fatto d’attribuire troppa importanza ai malesseri del mondo non è, in generale, il modo migliore di cogliere il dinamismo del paradosso in atto e per comprendere la creatività specifica dei valori nascenti”.

Michel Maffesoli Del nomadismo. Per una sociologia dell’erranza

Se vogliamo soffermarci a criticare la società osservandone soltanto gli aspetti negativi, allora non ci dobbiamo stupire se la quotidianità è per noi fonte di insoddisfazione. Forse con una mutamento di prospettiva possiamo incominciare ad osservare il panorama attuale come un periodo caratterizzato da un diverso rapporto nei confronti dell’altro e del mondo. Maffesoli utilizza i termini nomadità e tribalismo per indicare il fenomeno silenzioso che attraversa la postmodernità. Chi è l’errante? L’errante è una persona solitaria, ma non isolata, che partecipa realmente o virtualmente di una comunità vasta e informale, e intuisce l’impermanenza di ogni cosa ed essere vivente, ritualizzando “quella grande impermanenza di cui la morte è espressione compiuta”[1]. La flânerie implica la ricerca di sé nel quadro di una comunità umana, dove i valori spirituali sono una conseguenza dell’avventura collettiva.

Le tribù presenti nel Web diventano così i luoghi dove è possibile uscire da sé e connettersi con l’altro, entrando allo stesso tempo “in comunicazione con le forze cosmiche”[2], poiché, come spiega Maffesoli, la nostra fuga verso l’altro sembra avere origine da una sorta di marcia verso le stelle, “una forma di richiamo all’infinito che sorge in modo regolare e non capriccioso, ma sempre assolutamente imprevedibile”[3]. L’errante è una persona dalle molteplici identità, imprevedibile, che non si rinchiude nel territorio individuale trasformandolo in una prigione felice. Al contrario si pone in cammino alla ricerca di una fusione comunitaria, alla ricerca dell’altrove trasportando con sé i sogni dell’umanità, poiché solo attraverso l’unione con il prossimo, egli può dire di esistere, e solo riflettendo sul comportamento degli altri esseri umani, può comprendere se stesso.

Le flâneur, c’est moi!


[1] Maffesoli Michel, Del nomadismo. Per una sociologia dell’erranza, Milano, FrancoAngeli, 2000, p.45.

[2] Ivi, p. 136.

[3] Ivi, p. 109.