Siamo tutti collegati

 

“Noi tutti siamo responsabili poichè, per il solo fatto di essere stati creati, siamo tutti collegati. Ogni essere umano ha legami invisibili, eterici, non solo con gli altri esseri umani, ma anche con gli animali, le piante, come pure gli angeli, gli arcangeli… Direte: “Ma perchè?”. Non ci si deve fare domande; è così, è il Creatore che ha fatto le cose in questo modo: nell’universo non esiste granello di polvere, non esiste cellula o elettrone che con le sue vibrazioni non sia collegato all’intero universo. A dispetto delle apparenze, la separazione non esiste: è un’illusione, niente è separato. Anche senza saperlo siamo in comunicazione con l’universo: tutto il nostro essere è costantemente in comunicazione con l’intero cosmo.”

Omraam Mikhael Aivanhov La pedagogia iniziatica

Carl Gustav Jung

“Come tutti i simboli, gli eventi sincronistici hanno la funzione di rendere conscio l’inconscio. L’originalità del contributo di Jung alla psicologia consiste nel presupposto che l’inconscio non sia semplicemente un serbatoio di ‘resti’ personali, se così vogliamo chiamarli (cose accadute che non ricordiamo più o che addirittura ci sforziamo di dimenticare e di rimuovere), ma un magazzino psichico del genere umano. Questo magazzino, che Jung definì “inconscio collettivo”, contiene una raccolta di simboli che condividiamo con gli altri esseri umani e dei quali siamo quasi sempre all’oscuro, se non in circostanze o condizioni mentali particolari. I contenuti di questo livello dell’esistenza, e cioè i modelli, le situazioni e i simboli che costituiscono l’inconscio collettivo, sono quelli che Jung definì “archetipi”.

L’idea che condividiamo con altri individui certi modi di pensare, di sentire e di immaginare determinate cose mi è sembrata facile da capire e da immaginare. Come potrebbe essere altrimenti? Forse che non tutti abbiamo un padre e una madre? Forse che non tutti viviamo l’esperienza della nascita, dell’infanzia, della vecchiaia e, per finire, della morte? Forse che non esistono delle costanti che vanno oltre l’esperienza e la cultura di un individuo, oltre il tempo e lo spazio, le quali fanno di noi degli esseri umani e sono perciò condivise da tutti gli uomini? Di questi modelli, che formano gli archetipi dell’inconscio collettivo, alcuni vengono sperimentati in forma di tipi individuali, come ad esempio la figura del vecchio saggio, dello stregone, della fanciulla, dell’eterno bambino oppure di divinità maschili  e femminili, di demoni e di angeli della mitologia e della teologia. Tuttavia alcuni archetipi, anzichè comparire in forma di figure, rappresentano piuttosto situazioni ed esperienze tipiche: la crescita, l’esperienza della totalità, il sentirsi lacerati da un conflitto irrisolvibile, la perdita dell’innocenza, in raggiungimento dell’unione estatica con Dio; e forse, grazie agli eventi sincronistici, anche questi archetipi “di situazioni” affioreranno alla coscienza.

Le storie che viviamo, le storie che il carattere simbolico degli eventi sincronistici fa affiorare alla nostra coscienza, sono dunque in un certo senso mitiche. Eppure quanti si pensano come personaggi di una storia o come figure che incarnano un mito? L’insolito verificarsi di una sincronicità serve a orientare la nostra sensibilità verso questa dimensione sacra e simbolica dell’esistenza quotidiana. Perchè, allora, così tanti di noi resistono a tale modo di pensare? Perchè mai vogliamo screditare o ignorare la storia che stiamo vivendo?

Forse si può rispondere sostenendo che il contatto diretto con l’inconscio collettivo è un’esperienza così potente da mettere spesso in pericolo noi  e la nostra visione del mondo. Un archetipo somiglia  a una forza naturale, un modello percettivo tanto radicato che quando diviene dominante sono poche le persone in grado di conservare intatte le proprie percezioni individuali. Così, mentre dobbiamo vigilare affinchè il  nostro io non ostacoli un’esperienza completa degli eventi archetipici, facendo di noi individui otttusi che cercano di controllare la propria vita interiore, quello stesso io può rivelarsi lo strumento che consentirà di non essere travolti dal simbolismo archetipico con tutta la sua ricchezza, la sua meraviglia e il suo potere. Ancora una volta, l’elemento più importante per tentare di capire la base archetipica della storia della nostra vita è la capacità di riflettere simbolicamente sull’esperienza. Se è presente questa capacità di riflettere sull’esperienza, operando una distinzione tra ciò che è specifico di ognuno di noi come individuo e ciò che abbiamo in comune con gli altri, il verificarsi di eventi sincronistici, di sogni e di storie potrà arricchire e approfondire la consapevolezza di appartenere al genere umano.

Per semplificare, il simbolismo di una sincronicità ci mostra che in una certa fase della storia della nostra vita è possibile riscontrare l’esistenza di un collegamento con tutti gli esseri umani”.

Robert H. Hopcke Nulla succede per caso – Le coincidenze che cambiano la nostra vita