Il piccolo popolo e il fiore dai petali dorati

Fate dalle lunghe ciglia, gnomi con occhi blu fiordaliso e elfetti dai cappelli a punta sedevano sui massi di un torrente cristallino, le orecchie tese ai rumori del mondo. Una pace serena rischiarava i loro visi. Era una giornata limpida e il sole illuminava la volta celeste. Nel bosco una melodia armonica costeggiava i segreti degli esseri elementali mentre i sogni scolpivano sui tronchi degli alberi i simboli del Mondo di Mezzo.

     D’un tratto la loro attenzione fu catturata dal passaggio repentino di un corvo che, con il suo gracchiare, rilasciò brividi adamantini nei loro piccoli corpi di luce. Alzarono gli occhi al cielo e un lampo di terrore li attraversò. Nuvole opalescenti, alito dei draghi delle terre ghiacciate, scorrevano nel cielo come cavalli selvaggi, inseguite da un vento algido che seminava fiori di desolazione nel mondo. Erano fiori velenosi, fiori del male, dai petali carbonizzati, il cui profumo avvelenava l’atmosfera terrestre e rilasciava nel cuore delle persone che li coglievano una sensazione di tristezza. Non appena Elfo Lit vide cadere un fiore dal cielo, si tolse il cappello verde e si alzò in piedi.

     – Il Vento è tornato e sta portando con sé i fiori, – disse agitando le braccia con veemenza.

     – Il Vento della Sventura! – esclamò Gnomo Gostil, lanciando uno sguardo preoccupato verso Fata Eleia che tesseva con le mani i lunghi capelli dorati.

     Fata Eleia distese le ali e si alzò in volo. Le ali turchesi e il corpo dipinto di violette luminescenti volteggiarono sopra alle loro teste. Gli occhi velati di inchiostro argentato scrutavano all’orizzonte con sgomento.

     – L’umanità è in pericolo. I sogni dell’uomo stanno per infrangersi. I fiori semineranno sventura. La profezia si sta avverando.

     Alla parola ‘profezia’ un alito di vento la sfiorò, facendole perdere l’equilibrio. Fata Eleia cercò di scrollarsi di dosso lo stordimento.

     – Ricordate la profezia raccontata dai Giganti del Nord che un tempo abitavano le terre ghiacciate? – chiese, sgranando gli occhi. – Quando il vento porterà con sé fiori dai petali di carbone, l’oscurità si abbatterà sul mondo degli umani. Solo due anime pure e innocenti potranno ripristinare l’armonia trovando il fiore magico. Tale fiore, nascosto in un luogo sconosciuto, spazzerà via i semi dell’ignoranza e del terrore.

     – Ma gli umani non possono vedere quello che sta avvenendo! – esclamò Gnomo Tildor, con aria preoccupata. – Loro vivono in un’altra dimensione! Non si rendono conto dei fiori che stanno cadendo sulle loro teste. Nessun umano può sentire i nostri discorsi e intervenire. Nessuno cercherà il fiore magico.

     – Ti sbagli Gnomo Tildor, – rispose Fata Eleia, sorridendo mestamente. – Proprio ora c’è qualcuno che sta sognando quello che sta avvenendo nel nostro Mondo e sta ascoltando i nostri discorsi. Perciò fai attenzione a quello che dici.

 

     Il suono di una sveglia destò Gemma. Quando i suoi occhi si spalancarono sull’altra realtà, il pensiero dello strano sogno e dei discorsi che aveva udito vagavano nella sua mente. Rimase ad osservare il soffitto mentre il Mondo di Mezzo continuava ad occupare il suo campo visivo.

     « Fiori del male, gnomi, fate, elfetti, il vento della sventura… Ma che strano sogno…», pensò Gemma, balzando su dal letto.

    Si diresse in cucina per fare colazione e gettò uno sguardo al quadro, appeso alla parete, che rappresentava una fata, immersa in un bosco dove era stato organizzato un grande ballo, a cui prendevano parte animali e spiriti della natura, vestiti con abiti eleganti e cappelli vistosi. Di colpo un fascio di luce illuminò il centro del quadro. Un fiore dai petali dorati volteggiava sulle teste del piccolo popolo.

     Dopo essersi preparata per uscire e portare la sua cagnolina Luna a fare un giro, Gemma lanciò un’occhiata distratta al telefono e, improvvisamente, una frase attraversò la sua mente. Gli occhi castani chiari della ragazza brillarono impercettibilmente. Di colpo, avvertì una strana energia nell’aria. Senza pensarci su, scrisse un sms, e lo spedì con l’impressione di stare lanciando nel mondo un palloncino colorato, pieno di coriandoli color arcobaleno.

     “Buongiorno Arthur! Fate dalle lunghe ciglia, gnomi con occhi blu fiordaliso e elfetti dai cappelli a punta hanno lanciato un messaggio al mondo… E così nuvole opalescenti, alito dei draghi delle terre ghiacciate, mi hanno sussurrato di portare Armonia nel mondo e nei boschi! Ti va una passeggiata?”

     Arthur sedeva alla scrivania, intento a leggere. Gli occhi verde smeraldo scrutavano la pagina, mentre l’Anima fluiva tra le parole che rilasciavano nella sua coscienza un flusso di energia vivificante. Non appena vide il messaggio di Gemma, fece un sorriso serafico e le rispose.

     “Buongiorno Gemma! Oggi pomeriggio alle tre da me?”.

     Gemma rispose con una faccina per confermare l’ora e uscì a portare a spasso Luna. Era una mattina di fine estate, le rondini si libravano nel cielo, spiando i movimenti dell’uomo sulla terra. C’era nell’aria un sentore di ostilità che rilasciava nell’ambiente torbide forme pensiero dai contorni increspati. Era come se un peso gravasse nel cielo, annichilendo tutti i passanti che camminavano per le strade. Dopo pochi passi, un vento algido intirizzì Gemma, portando con sé semi di discordia. Un senso di amarezza e di tristezza invase la ragazza, lasciandola con l’impressione di aver attraversato un regno magico spazzato via dalle tempeste del Nulla Cosmico.

     Presa dai suoi pensieri, la ragazza si ritrovò a camminare con Luna all’interno di un bosco, custodito da betulle snelle e delicate, scale degli sciamani per accedere ai mondi interiori. D’un tratto, sentì come il terreno sprofondarle sotto i piedi, il battito del cuore si fece più rapido, pensieri contradditori le ronzavano per la testa. Gemma stava varcando la soglia che l’avrebbe condotta alla dimensione dove si stagliava il Mondo di Mezzo.

     Attorno a lei, in una dimensione superiore che non si poteva vedere ma solo intuire, vi erano gnomi, elfi, fate, folletti, immersi in una sfumatura infinita di colori diversi, dal verde mela al rosso pomodoro, dal blu delfino al giallo canarino, e in movimento, scintille fugaci, animate dalla forza dei quattro elementi. I loro corpi di luce, fatti di energia eterica, rilasciavano attorno alla ragazza spiragli luminosi, spirali accecanti dai colori indefiniti.

     Una brezza le sfiorò improvvisamente il viso. Per un istante che parve un secondo, il tempo e lo spazio si fermarono, quasi a mezz’aria, bloccando la visione sulla dimensione di mezzo. In un battito di ciglia, i suoi occhi si aprirono sul piano eterico.

     Gemma spalancò gli occhi, meravigliata. Si soffermò ad osservare gli alberi di betulla, immersi in una luce violetta, mentre sui rami e sui tronchi piccoli esseri elementali si occupavano ciascuno di compiti precisi, volti a prendersi cura del biancore della corteccia. Fate dalle ali di seta ed elfi dai capelli argentei danzavano incessantemente attorno ad un faggio dalla corteccia a grana molto fine, guardiano dell’antico sapere dove si celava la porta che poteva attraversare solo colui che era animato da spirito di ricerca e amore. 

     All’improvviso il suo pensiero fu attraversato dall’immagine del viso di Arthur. Gli occhi verde smeraldo del ragazzo si insinuarono nei meandri della sua coscienza, una pace serena illuminò il suo viso. Chiamò il suo nome a voce alta, rilasciando attorno a sé le vibrazioni della parola pronunciata che come un’eco si propagavano oltre l’infinito biancore della luna. Restò immobile, stordita per alcuni secondi, a mirare attorno a sé i movimenti che la natura proiettava sui sogni delle piccole divinità, poste a guardiane della Bellezza, dopodiché proseguì il suo tragitto nella quarta dimensione, lo sguardo ipnotizzato.

      Nonostante la magia del luogo in cui si trovava, d’un tratto Gemma incominciò a piangere sconsolatamente. Dentro di sé una tristezza infinita si riversava come una nube carica di pioggia. Soffocò un singhiozzo e si morse i pugni per non gridare dalla disperazione.

     Attorno alla ragazza, i fiori del male, a poco a poco, scendevano, portando il veleno nel mondo degli uomini. Mentre camminava, Gemma raccolse un fiore dai petali carbonizzati e, d’improvviso, un dolore lancinante all’altezza del cuore alterò profondamente il suo viso. I lunghi capelli lisci le cadevano lungo le gote, mentre le lacrime si riversavano nel suo universo interiore. Un senso di oppressione denso e morboso le riempiva il petto, avvolgendola in una tetra landa di desolazione.

     Intanto dall’altra parte del bosco, da dietro una quercia imponente, agghindata con piccole ghiande dal profumo dolce e penetrante, comparì improvvisamente Arthur. Indossava un cappotto blu ricoperto di polvere stellare e pantaloni di velluto rosso. I suoi occhi emanavano un insolito bagliore, rivestendo di scintille di luce le foglie che tremolavano al Vento della Sventura. Dopo aver udito il richiamo della ragazza, si era messo in cammino come spinto da una forza divina che ne guidava i passi. Non sapeva dove si stesse recando, l’unica cosa di cui era certo era che Gemma era in pericolo. Nonostante i pensieri di tristezza lo avessero assalito durante il tragitto, causati del vento che continuava a seminare fiori del male nel mondo, aveva continuato con audacia e vigore, giungendo nel bosco di betulle dove gli era stato permesso l’accesso alla dimensione eterica dove si trovavano gli spiriti di natura e Gemma.

     Camminò per lungo tempo, immerso nei pensieri e nella negatività che il lato oscuro della luna instillava nel ragazzo. Poi, d’un tratto, giunse nei pressi di un torrente, ai cui lati pepite d’oro attendevano l’arrivo di bambini dagli occhi di sole. Luna gli andò incontro, scodinzolando e fremendo d’impazienza. Arthur capì che Gemma si trovava nei pressi del torrente. Salutò Luna, carezzandole il muso, mentre cercava la ragazza con la coda dell’occhio. Di colpo la vide immersa in una bolla oscura, con in mano un fiore dai petali carbonizzati. Si diresse verso di lei, una corsa concitata, un balzo d’amore. Gemma era seduta su un masso, le lacrime scolpivano sulla roccia simboli di autentico cordoglio.  

     – Gemma! Non piangere! Butta a terra quel fiore! – le disse, prendendola tra le braccia e cullandola dolcemente.

     – Come hai fatto ad arrivare? Come sapevi che ero qui? – chiese Gemma, sbalordita, facendo cadere il fiore avvelenato dalle mani.

     – Mi hai chiamato. Sapevo che eri in pericolo, così ti ho raggiunto, – rispose il ragazzo, un leggero sorriso fluttuò sul suo viso. – È stato il piccolo popolo a guidarmi.

     – Non so come sono arrivata in questa dimensione, ma è tutto diverso. È come se potessimo vedere l’anima del bosco. Come nel sogno che ho fatto la scorsa notte. Li vedi i fiori che stanno scendendo dal cielo? Sono avvelenati, se non facciamo qualcosa, inquineranno tutta la terra e semineranno tristezza e dolore.

     – Ma come possiamo fermarli? – chiese Arthur, guardandola con tenerezza.

     – La profezia, – rispose Gemma, tenendo gli occhi fissi sul ragazzo.

     – Quale profezia?

     – La profezia del sogno. Solo due anime pure e innocenti potranno ripristinare l’armonia, trovando il fiore magico.

     – Fiore magico? Dove si trova?

     – Ho sempre avuto l’impressione che nel ricercare qualcosa, quel qualcosa sia in realtà già vicino a noi. Non si tratta di andare alla ricerca, forse si tratta di credere. Credere di trovare. Credere nella magia. Credere nel potere dei sogni. Credere di poter portare Amore e Armonia nel mondo. Credere di poter porre fine al Male.

     Di colpo, un fiore dai petali dorati incominciò a volteggiare sulle loro teste. Un fascio di energia solare lo investì di luce radiosa. Si muoveva come una spirale sulle acque del torrente, rilasciando attorno a sé un’energia benefica che sembrava propagarsi nell’infinito, raggiungendo la stella più lontana del firmamento, la Via Lattea scolpita nel Cosmo, il pianeta più distante di una realtà parallela, l’invisibile satellite di un mondo inesplorato.

     Gemma e Arthur si guardarono negli occhi. Una lacrima cristallina li attraversò. Si abbracciarono con affetto, lasciando che l’Armonia del loro mondo interiore investisse di magia il pianeta in cui avevano scelto di vivere per un breve arco di tempo della loro eternità.

Irene

 

     

    

     

    

 

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