Un’allucinazione chiamata vita

Il tramonto infittisce,

sui graffi di un volo corvino,

stringendosi rapace

nel diradarsi di ali blu cobalto.

Tiepida malinconia tra le mani di foglia,

caligine impalpabile di un orizzonte:

Diaframma tra le ombre

Di un ologramma sincopato,

percezione imperitura della frattura del giorno.

Piani sottesi di livelli impercepibili alla mente,

notte nella luce,

luce nella notte,

temperata mestizia di lame iridescenti

a scomparire tra gli sbadigli di un gatto.

Mestizia karmica di lampare,

sorgenti aliene che infiammano una collina

nella vibrazione di una candela,

accordo stonato sulla scia delle stelle.

Immantinente la notte ci porge il suo dono,

silenzi assopiti sulle foglie del tempo,

scorrere indefinito e delicato

di una sempiterna coscienza,

rugiada consumata dalle ore,

frammenti mentali chiamati istanti,

consapevoli cambi in una coscienza

che sa trattarsi della polvere di un sogno…

un semplice soffio che spargerà, stingendosi,

oltre le dita che vogliono afferrare il senso,

nel telaio indelebile

di un’allucinazione chiamata vita…

Massimiliano Cantone

2 risposte a "Un’allucinazione chiamata vita"

    1. Concordo! Il poeta dipinge la tela dell’esistenza con il suono vibrazionale delle parole, istanti di magia vengono gettati sulla pagina bianca dove s’infrange la coscienza del sè.

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