Il salto paradigmatico di inizio Novecento

“L’uomo è al contempo spettatore e attore nel grande dramma dell’esistenza”

Bohr Teoria dell’atomo e conoscenza umana

La rottura dell’ordine tradizionale, ritenuto durante la modernità un sistema immutabile e definitivo, a cui si identificava la struttura oggettiva del mondo, ha provocato all’inizio del XX secolo la nascita di una pluralità di rappresentazioni, fornite dalla scienza e dalla filosofia come possibilità di realizzare in modo compiuto e controllato una rappresentazione avanzata del mondo. L’inizio del Novecento è stato caratterizzato da salti paradigmatici rivoluzionari nel mondo scientifico, che hanno influenzato sia il pensiero filosofico sia la creatività in arte. Fino al Novecento la fisica si era mossa nel solco della meccanica newtoniana e dell’elettromagnetismo di Maxell. Una prima incrinatura dell’edificio del sapere scientifico fu provocata dalla teoria einsteniana della relatività che, riformulando le nozioni di spazio e tempo, mostrò l’incapacità della meccanica classica di descrivere la realtà.

Il nuovo salto paradigmatico fu determinato dalla nascita della meccanica quantistica che portò a osservare la realtà fisica in modo rinnovato. Una scoperta sensazionale che è stata fatta dai fisici quantistici è la seguente: rompendo la materia in porzioni sempre più piccole (elettroni e protoni), si arriva a un punto in cui quelle porzioni non posseggono più le caratteristiche degli oggetti. La capacità subatomica comune a tutte le particelle consiste nella loro possibilità di manifestarsi sia come particelle sia come onde. Esistono prove schiaccianti che dimostrano il fatto che i fenomeni subatomici, chiamati quanta, si manifestino come particelle solo quando li guardiamo. Quando un elettrone o un protone non viene osservato non ha posizione. Niels Bohr, uno dei padri fondatori dalla fisica quantistica, osservò che le particelle subatomiche esistono solo in presenza di un osservatore. Cosa si nasconde dunque dietro alle nostre spalle? Il fisico Nick Herbert sostiene che questa scoperta gli ha fatto spesso immaginare che dietro le sue spalle il mondo sia in realtà un brodo quantico radicalmente ambiguo, in continuo divenire. È perciò il nostro sguardo a bloccare il fenomeno, contribuendo alla creazione della realtà ordinaria? Se chiudiamo gli occhi, sussiste ancora una realtà? O si tratta di uno stato di sovrapposizione di onde di probabilità? Se siamo a noi a creare la realtà, abbiamo la possibilità di influenzare l’ambiente in cui viviamo?

Viviamo immersi in un oceano di infinite possibilità, la cui scelta risiede nelle nostre intenzioni.

Open your eyes

not those eyes

you are thinking about,

the eyes that

you forgot to have

when you were born.

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